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Trevi

Sempre alla ricerca di quell'Italia minore che resta forse la più affascinante, questa settimana vi proponiamo Trevi.

a cura di: Stefania Gonzales

Sempre alla ricerca di quell'Italia minore che resta forse la più affascinante, questa settimana vi proponiamo Trevi, piccolo borgo umbro affacciato su Foligno e Spoleto, cinto da mura antiche e antichi oliveti. Un angolo di storia e di verde a pochi minuti di strada (sterrata, ma carrozzabile) dalla montagna del Brunette (1.425 metri) e del Serano (1.429 metri). Come quasi sempre accade nel nostro antico Paese, l'origine di Trevi è lontana: i latini la classificarono come città degli Umbri, ma il suo territorio già ospitò civiltà preistoriche, come attestano ritrovamenti del paleolitico.

Divenne molto importante in età imperale, quando a Pietrarossa, in pianura, si sviluppò una civitas con edifici monumentali di cui rimangono numerosi resti, mentre sul colle continuò a sussistere l'arce fortificata con mura del I secolo a.C. Nel basso Medioevo e nel Rinascimento ebbe il suo periodo migliore, caratterizzato dai commerci (veniva chiamata "il porto secco") e da una vivace attività culturale. Nel 1469 vi fu eretto uno dei primi Monti di Pietà italiani e nel 1470 una tipografia, la quarta in Italia (dopo Subiaco, sorta nel 1454, Roma, nel 1467, e Venezia, nel 1469), gestita dalla prima società tipografica di cui si abbia memoria. A Trevi le mura sono praticamente intatte e del castello si riconosce ancora l'originario castrum romano, un possente edificio del I secolo a.C. fortificato sul colle di Trevi. Senza feritoie e senza torri, è in materiale calcareo e malta di calce ottenuta dalla cottura della stessa pietra. C'erano tre porte e l'attuale piazza Mazzini si trovava all'esterno della cinta muraria. Nel Medio Evo il castello venne ampliato e il primo intervento si sviluppò verso est comprendendo l'area fino alla piazza del Mercato (oggi Garibaldi), dove venne scavato il fossato. Nella metà del Duecento due successivi ampliamenti a valle impressero a Trevi l'aspetto di oggi. A Trevi c'è sempre stato un alto senso dell'arte teatrale e, peraltro, fin dall'epoca romana esisteva un teatro vero e proprio. Quello che si ammira oggi è il Teatro Clitunno, del 1875, a due ordini di palchi con loggione.

Ha un magnifico sipario, firmato da Domenico Bruschi e datato 1877, che rappresenta l'imperatore Caligola che offre sacrifici al dio Clitunno. Per un secolo il teatro è stato il centro di attività culturali, ricreative e sociali (memorabili i veglioni degli anni Trenta e Cinquanta, animati dalle più note orchestre e vedette nazionali) e ancora oggi è utilizzato. Se amate le feste di paese, segnatevi le date della prima e dell'ultima domenica di ottobre. Nella prima domenica del mese, si svolge il Palio dei terzieri, rievocazione del 1214, un anno doloroso per Trevi, quando la città subì il sacco degli spoletini. È una corsa fra tre carri che rappresentano i Terzieri (tradizionale suddivisione del territorio di Trevi in Castello, Matiggia e Piano): la gara parte da Porta Nuova e arriva, lungo le antiche mura, fino alla Piazza del Comune, cuore della città. Qui la Mora (un busto in legno raffigurante il Saracino) attende che il bàlio (popolano al quale è affidato il gesto conclusivo della corsa) le strappi la chiave dalla mano destra per aprire la porta della torre e dare il tocco di campana, simbolo della riconquista della città. Gareggiano, per ogni Terziere, venti giovani che si alternano in staffette e trainano e spingono il carro che pesa 430 chili. Tra un cambio e l'altro si deve continuare a correre per raggiungere la Piazza entro due minuti dal tocco della campana del bàlio. Vince il terziere che impiega meno tempo e commette meno irregolarità.
Il Palio è preceduto il sabato sera dal corteo storico al quale partecipano più di cinquecento figuranti in costume che si riuniscono nella Piazza del Comune, dove il Capitano del Popolo, chiamati i tre Priori, stabilisce con un sorteggio l'ordine di partenza del Palio. L'ultima domenica di ottobre si celebra, invece, la festa dell'olio nuovo, rinomato extravergine frutto degli oltre 200mila ulivi disseminati per la collina di Trevi. In piazza Mazzini si gusta la bruschetta con l'olio offerto dai produttori locali. Al contrario del vino che necessita di un invecchiamento più o meno lungo, l'olio non migliora con il tempo. Sono necessari soltanto due o tre mesi perché diventi più chiaro e si stabilizzi, ma sulla bruschetta e sui legumi l'olio pregiato può essere consumato appena esce dalla centrifuga senza neppure essere filtrato. L'olio di Trevi si può acquistare durante la festa, o, il resto dell'anno, alla Cooperativa agricola di Trevi (ss/3, km 141,700, tel. 0742.386.000): costa 12,39/15,49 € al litro. Un altro indirizzo è il Frantoio di Francesco Gaudenzi al km 140 della ss Flaminia. Informazioni.
Per ulteriori informazioni sulla città, cliccate il sito della Pro Trevi www.protrevi.com/protrevi

 

2/5/2002

2/5/2002

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