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A cura di Stefania Gonzales
Una tradizione che ha novecento anni di vita (le origini arrivano dagli Arabi, anche se si pensa che la pesca sistematica al tonno fosse già praticata dai Fenici) e che mantiene intatto il sapore crudo e violento di un duello tra un gruppo di uomini e i fortissimi tonni, spesso dalle enormi dimensioni (il più grosso mai pescato pesava 647 chili).
La mattanza segue un rituale ben preciso stabilito dal Rais (oggi è Gioacchino Cataldo), capo della tonnara e un tempo anche capo assoluto del villaggio, indiscussa autorità civile e morale. Il Rais comanda senza parole ai tonnaroti i gesti, le preghiere, i canti (le cosiddette Cialome), che sono gli stessi da secoli.
Le barche escono in mare per posizionare le reti a formare un corridoio che il tonno percorre obbligatoriamente fino alla camera della morte, una rete a maglia molto fitta e spessa, chiusa sul fondo, nella quale i tonni rimangono intrappolati: lì, dietro ordine del Rais, ha inizio la mattanza, la loro uccisione.
Se la mattanza rende Favignana un'isola diversa dalla "solita" bellezza di spiagge bianche e mare turchese, il suo simbolo è sicuramente lo stabilimento Florio, 36mila metri quadrati con 700 dipendenti (per un paese di neanche 6mila abitanti). Qui i tonni venivano appesi a sgocciolare, tagliati, cotti a tranci in enormi calderoni su braci alimentate a carbone, tagliati ulteriormente, inscatolati (a mano, ovviamente) e poi passati nell'olio. Gli stagnini sigillavano i coperchi e poi si lavavano le scatolette che, prima di essere messe nelle casse, venivano controllate due a due: se suonavano male, venivano scartate.
Favignana è chiamata dalla sua gente La Farfalla perché in effetti, la sua forma è quella dell'insetto con le ali spiegate, costituite dalle due pianure, una a est e una a ovest; al centro il corpo, costituito dalla montagna che culmina con la vetta S. Caterina (302 mt) su cui si trova l'omonimo castello. Al centro del Mar Mediterraneo, Favignana è stata sempre un punto strategico e scenario di sanguinose battaglie; come quella, nel 241 a.C., in cui i Romani annientarono la temibile flotta cartaginese. Sembra che il nome di Cala Rossa venga proprio da questo conflitto e dai fiumi di sangue che vi furono versati.
Oggi l'isola con le sue case in tufo chiaro, le spiaggette, gli scogli, le cale e il suo mare incontaminato è un'ambita meta turistica, da frequentare dalla primavera fino all'autunno.
Notizie utili
Per qualsiasi informazione sulla Mattanza e le visite guidate allo Stabilimento Florio, contattare la Pro Loco di Favignana, tel. 0923.921647; e-mail: proegadi@tin.it; www.egadi.com/proloco/default.htm.
Informazioni
Consorzio Pesca, tel. 0923.873.200. Per visitare invece i fondali di Favignana, ci si può rivolgere alle guide subacquee della Coop. Egadi Mare: tel. 0923.922.550.
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