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Antica e potente Repubblica marinara, Amalfi si riconosce nel mare, nella carta, nel Duomo e nei miracoli. E naturalmente nelle spiagge, bellissime, che punteggiano tutta la Costiera.
Andate a vedere gli Antichi Arsenali della Repubblica (restauro 2009). Dei grandi ambienti di industria nautica restano solo due corsie coperte da volte a crociera, ma è impressionante pensare che lì, più di 700 anni fa, si costruivano le galee per cui Amalfi era famosa: navi a 116 remi che solcavano i mari con i loro carichi di stoffe e spezie. 

E poi c'è la carta: l'antica tradizione amalfitana di carta fatta a mano deriva probabilmente dai traffici con gli Arabi, che l'avevano portata dalla Cina. Inizialmente la carta veniva chiamata "bambagina": c'è chi dice che il nome derivi dalla città araba di El Mambig e chi invece sostiene che provenga dall'altro nome del cotone (bambagia). 
Negli anni Amalfi si specializzò nella lavorazione della carta e divenne così famosa che alla fine del Settecento, nella Valle dei Mulini, si contavano 16 cartiere. Ognuna con la sua personale filigrana.

Se vi interessa l'argomento, visitate il Museo della Carta che ha sede in un'antica cartiera. Indirizzo: Via Delle Cartiere, 23 -Amalfi www.museodellacarta.it

Amalfi

Amalfi è il suo Duomo, imponente edificio costruito nel IX secolo in cima a una scenografica scalinata. Più volte ampliato e rimaneggiato, nel 1861, dopo un incendio che ne distrusse gran parte, la cattedrale è stata molto cambiata: l'atrio e la facciata stessa vennero rifatti da Enrico Alvino e Domenico Morelli. Lo stile tipo è quello del "vero-falso artistico", il risultato è esteticamente perfetto.
Molte le chiese da vedere, anche se con i bambini bisogna darsi un obiettivo "noioso" alla volta: la chiesa della Madonna di Pompei, del Settecento (in stile tardo-barocco, con soffitto a volte a botte decorate con stucchi e pavimento in maiolica), la Basilica del Crocefisso, la chiesa di S. Maria Maggiore e quelle di S. Maria Addolorata e dei SS. Filippo e Giacomo. 

Infine, i miracoli. Ad Amalfi si raccontano numerose leggende: una è legata al miracolo della Manna. Una sostanza dai poteri taumaturgici emanata dalle ossa di Sant'Andrea, patrono della città, custodite sotto l'altare del Duomo. Ad accorgersene fu un pellegrino nel 1304. Da allora le reliquie sono sistemate in modo da poter raccogliere la manna.
Sempre al santo patrono è legata un'altra leggenda. Era il 27 giugno 1544 quando gli amalfitani scoprirono che la loro isola era stata presa di mira dalle navi di Kaie-ad-din, il "flagello dei mari". In preghiera invocarono la protezione del patrono e sulla Costiera si abbattè una burrasca che costrinse le navi corsare ad andarsene. Il 27 giugno è la festa durante la quale il vescovo preleva l'ampolla di vetro che raccoglie la Manna. 

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