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Sono mamma di un bimbo di poco più di un mese di vita. Viviamo a Verona (città in pianura) e ci piacerebbe andare in montagna con il bimbo. In proposito ho già letto qualcosa da Voi pubblicato; tuttavia desidererei sapere: fino a quale quota ci si può spingere? 1500 m. è troppo? È opportuno fare delle soste intermedie di ambientamento? L'eventuale durata delle soste? Allattare durante l'ascensione e la discesa per favorire la decompressione? Eventuali reazioni indesiderate che potrebbe manifestare il bimbo e relativi rimedi? È raccomandato limitare il periodo di soggiorno in montagna?
Altitudini superiori a 2000 metri non sono consigliabili per un lattante: a prescindere da problemi di temperatura, l'alta quota determina irritabilità, inappetenza e disturbi del sonno.
Entro tale limite, il problema si pone soprattutto in termini di velocità di salita o di discesa: in sostanza, le variazioni brusche di quota possono dare problemi di compensazione della pressione fra l'orecchio medio e l'esterno, con conseguente trauma (barotrauma, si dice) sul timpano.
Ciò è vero soprattutto per chi, piccolo o grande, ha difficoltà a respirare con il naso, magari per un lieve raffreddore. Noi avvertiamo il problema dapprima con la sensazione di "orecchio tappato", che se prosegue può tramutarsi in vero e proprio dolore; il lattante segnala normalmente il disagio piangendo. Per prevenire il disturbo è utile stimolare la deglutizione (tenendo il succhiotto durante il viaggio o fermandosi ogni tanto per una sorsata dal biberon); allattare in auto può essere un modo per unire l'utile al dilettevole, ma non è raccomandabile farlo per ragioni di sicurezza.
Una volta in montagna, il bambino si troverà benissimo anche in caso di clima freddo. Non abbia nessuna fretta di ritornare :-)
Altro su: "In montagna con un neonato: a che quota?"
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